Pubblicata il 16 Novembre scorso dal Senato e presentata con “carattere d’urgenza”:

“Il caso del Giornale dell’Umbria in parlamento: interrogazione dei pd Cardinali, Rossi e Ginetti
I tre onorevoli dem chiedono al presidente del Consiglio dei ministri quali azioni intende mettere in campo e un tavolo con tutte le parti interessate.

Quali azioni intende mettere in campo il presidente del Consiglio dei ministri e la necessità di un tavolo di confronto. È quanto chiedono in un’interrogazione parlamentare depositata nei giorni scorsi i parlamentari umbri del Pd Valeria Cardinali, Gianluca Rossi e Nadia Ginetti. Nel documento i tre dem domandano «quali iniziative intenda intraprendere il presidente del Consiglio dei ministri al fine di tutelare la libertà d’informazione e i diritti dei lavoratori de “Il Giornale dell’Umbria”, a oggi sottoposti a contratto di solidarietà» e «se non ritenga necessaria la convocazione di un tavolo di confronto tra le parti, alla presenza della Federazione nazionale della stampa italiana e della Federazione italiana di editori giornali».

Nel testo vengono ricostruiti gli ultimi tribolati mesi del Giornale, venduto nel luglio scorso da Carlo Colaiacovo (proprietario per lungo tempo del quotidiano insieme ad altri imprenditori come il numero uno di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti) alla Gifer editori srl, società controllata dal fondo di investimenti Fsa, con amministratore unico Giuseppe Incarnato e con Luigi Giacumbo nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione che giorni fa ha lanciato un aumento di capitale fino a 10 milioni. Da lì in poi poco o nulla ha funzionato: il promesso piano editoriale di rilancio infatti non è stato presentato, una decina di collaboratori sono stati liquidati con una semplice mail e poi c’è il caso del 7 novembre, quando al Giornale alle undici di sera è stato impedito di uscire in edicola attraverso una mail spedita dall’editore in quanto, si diceva, non corrispondente alla nuova foliazione prevista. Tutti episodi intorno ai quali molti, non solo nella redazione ma anche nel mondo della politica e dell’imprenditoria umbra, si interrogano, chiedendosi se Colaiacovo e gli altri hanno avuto piena contezza o meno delle persone alle quali il Giornale, e con esso il futuro di molte famiglie, è stato venduto.”

Daniele Bovi

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